Eh già, dopo i trionfi della Carnival Cup un misero ultimo posto, frutto di 4 sconfitte tonde tonde (unica partita in bilico quella con Modena, poi ci torno). Ma a tutto c’è un perché.
Non è una giustificazione, è un fatto, che degli 11 presenti, eravamo solo 3 uomini; per cui sempre 4 ragazze in campo. I 3 punti di bonus non ci sono serviti.
Qui i risultati completi del torneo.

Non deve essere una giustificazione, è un fatto –ma non un’accusa-, che non proprio tutti fossero al meglio fisicamente e tecnicamente.
E’ un fatto, e questo come capitano mi rende orgoglioso, che tutti hanno dato l’anima. Magari sbagliando, ma lasciando in campo tutta la loro energia. Non è bastato, ma siamo stati una squadra; una squadra che ha perso insieme e che vincerà insieme.
Non vi aspettate cronache delle singole partite e voti ai singoli giocatori. Faccio solo i complimenti alle tre supergiovani Sara, Flavia “speedy” e Betta, che se continuano così ci assicureranno almeno 10 anni di grande touch, ed a Francesca, che ha festeggiato il giorno di compleanno in campo con noi.
Partendo dai fatti di cui sopra, cosa ci ha fregato? Più che altro la difesa; ingenuità imbarazzanti e qualche buco incredibile, e, come dicevo sopra, poco ossigeno alle gambe ed ancor meno al cervello. Paradossalmente molto meglio l’attacco, nostro storico punto debole; abbiamo mosso la palla e creato occasioni.
Le ragioni dell’ottimismo: si sono visti dei miglioramenti e proseguendo su questa strada possiamo crescere. Non dobbiamo pensarci così scarsi; il torneo lo hanno vinto i Brianza ma hanno perso contro Modena, con cui noi ce la siamo giocata. Tornando alla differenza con le prestazioni della Carnival, sta in quel paio di inserimenti di qualità che ci sono mancati (gli assenti si sentano in colpa). E poi abbiamo ricevuto i complimenti per la squadra rinnovata e piena di giovani. Ci è stato detto che tutto sommato, riflessione corretta, possiamo costruire con serenità durante il torneo per poi arrivare alla finale (tanto ci arriviamo comunque) completamente rodati.
Però, però. Non sarà gratis. Il gioco che il coach vuole impostare è aperto, creativo, divertente, ma richiede delle basi solide di fiato e di tecnica; quindi quei noiosissimi primi minuti di corsa, si fanno correndo e non trotterellando e chiacchierando, provando a fare quei 20 metri in più. I passaggi bisogna saperli fare ed i palloni bisogna saperli tenere in mano. Frecce, raddoppi e incroci non devono continuare a sembrare cose nuove ogni volta.
E siccome in un solo giorno la settimana tutto non si può fare, guardatevi allo specchio e trovate una soluzione.
E adesso diamoci sotto, fuckin' hostile!
P.s. e comunque la prossima volta vinciamo noi perché chiamo a mio cugggino (chi c’era, capirà)